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Il racconto: uno strumento prezioso

Una competenza fondamentale nello sviluppo del bambino è quella di riconoscere le proprie esperienze ed imparare a decodificarle. Deve imparare soprattutto a distinguere le emozioni che le varie esperienze attivano in lui.

Come fa un bambino a riconoscere paura, tristezza, rabbia, gelosia, gioia? Come tutti noi egli le vive direttamente e ne ha esperienza, ma, affinché la sua esperienza sia riconosciuta come reale,sensata e quindi accettabile, il bambino ha bisogno di percepire che c’è qualcuno fuori di lui (meglio se è una persona per lui significativa, come mamma o papà) che comprende e condivide la sua esperienza. Ha bisogno che il genitore o l’educatore gli faccia da “specchio” e lo aiuti a definire il caos emozionale che c’è in lui, dandogli un nome e contestualizzandolo.
La “risonanza” dell’adulto serve quindi a far capire al bambino che ciò che prova è reale ed accettabile, gli dà un nome e lo tranquillizza. Se questa risonanza, questo “specchio”, non c’è o è carente per varie cause, il bambino sperimenterà ugualmente tutte le emozioni, ma non le riconoscerà e non le saprà controllare. Tenderà quindi a non accettarle escludendole dalla consapevolezza, oppure cercherà di combatterle.

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Chi si prende cura del bambino quindi, funge da specchio e la sua risonanza emotiva gli permette di decodificare le emozioni che sono dentro di lui e di attribuirle ad una causa specifica (“adesso sei arrabbiato per questo motivo”).

Questa risonanza può anche avvenire in modo indiretto, ATTRAVERSO IL RACCONTO. Quando viene raccontata una storia, sia il bambino che l’adulto possono rispecchiarsi nell’esperienza di un altro. È questa la cosa più importante che accade quando raccontiamo o leggiamo delle favole ai bambini: noi adulti, insieme con loro, risuoniamo con le emozioni dei personaggi del racconto.
Se noi ci limitiamo a dare un nome all’emozione che il bambino sta sperimentando, soprattutto se è molto piccolo, questo potrebbe non bastare. Bisogna invece dargli strumenti che lo aiutino a connettere il suo sentire con un’emozione specifica, in modo che le parole “tristezza” “gelosia” “gioia” acquisiscano un significato reale e riconoscibile.

Il racconto è utilissimo a questo scopo: il bimbo, anche molto piccolo, coglie il nocciolo emotivo dell’esperienza: non solo darà un nome a ciò che sente, ma attraverso l’empatia si immedesimerà nel personaggio. Attraverso un sottile gioco di finzione e realtà, sa benissimo che quell’esperienza non la sta facendo, ma allo stesso tempo apprende le emozioni da quel racconto, quasi come se le avesse vissute direttamente attraverso l’immedesimazione.
L’empatia e la capacità di riconoscere le emozioni proprie ed altrui sono capacità preziose per la qualità della vita nostra e di chi ci vive accanto, in quanto sono al centro della capacità di amare e di conoscere le persone. I racconti e le fiabe possono così essere fonte di grande arricchimento e sono strumenti utilissimi per allenare questa capacità.

Leggete più fiabe ai vostri bambini, farete loro un regalo enorme, un regalo che li porterà ad essere adulti migliori.

 

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